Intervista a Massimo Amaducci Direttore di Ciclat

//Intervista a Massimo Amaducci Direttore di Ciclat

“In aprile contrazione delle attività del 30-35%. Difficilmente tornerà tutto come prima”

Pulizie, logistica, facchinaggio e trasporti affrontano le difficoltà dovute all’emergenza Covid-19. Ne parla Massimo Amaducci, direttore generale del Consorzio di cooperative

Sarà un mercato in flessione quello che, al momento della tanto attesa ripartenza, avranno davanti tutte le cooperative associate al Consorzio Ciclat che operano nel territorio provinciale. “La situazione è critica e, nel mese di aprile, abbiamo registrato una contrazione media delle attività di circa il 30-35% – racconta Massimo Amaducci, direttore generale del Consorzio con sede a Bologna (nella foto) -. Questo è dovuto alla chiusura o al rallentamento di attività strategiche per i nostri servizi quali il comparto metallurgico, energetico e chimico. Ovviamente vanno fatte alcune distinzioni, settore per settore”.

Quali sono i comparti più colpiti?

“Direi tutti, con le dovute differenze. Il settore delle pulizie, ad esempio, ha avuto una crescita del 10-15% nell’area sanificazioni ma, allo stesso tempo, con la chiusura di scuole e asili ha dovuto attivare la Cassa integrazione per una fetta importante del personale. Stessa cosa vale per logistica, facchinaggio e trasporti, dove i livelli di attività sono rimasti costanti solo nei settori strategici e legati a servizi essenziali”.

Qual è la situazione sul fronte liquidità?

“Per quanto riguarda i pagamenti siamo preoccupati perché diverse aziende tendono a posticipare i versamenti e molti privati, con l’alibi delle difficoltà nei rapporti con le banche, hanno di fatto procrastinato i pagamenti. Come Consorzio, dal punto di vista finanziario, siamo impegnati nella ricerca di nuove risorse per sostenere le attività delle cooperative associate che necessitano di liquidità per far fronte a costi e oneri”.

Cosa vi aspettate dalla riapertura delle attività?

“È un’incognita, soprattutto se consideriamo che i settori automotive, chimico ed energetico, le cosiddette ‘locomotive’ d’Italia, devono fare i conti con un prezzo del petrolio al di sotto del minimo tecnico di equilibrio e con un mercato che non assorbe le produzioni. Ci dobbiamo aspettare un periodo medio-lungo di grandi difficoltà. I dati, del resto, sono sotto gli occhi di tutti: con una perdita media del mercato dei carburanti di circa l’80% e il blocco forzato dell’industria pesante e automobilistica si hanno ripercussioni importanti nei mercati gomma, plastica e derivati. Non si può pensare che tutto torni rapidamente come prima”.

Come affronterete questa difficile congiuntura?

“Sarà necessario reinventare l’equilibrio economico. Venendo a mancare le risorse da parte della nostra produzione storica, occorrerà conciliare la garanzia del reddito dei lavoratori con l’equilibrio economico di ricavi previsti in contrazione, anche come valore unitario delle prestazioni erogate. Va reinventato un nuovo modo di operare: andranno rivisitati i cicli produttivi e riorganizzato il lavoro per renderlo compatibile con un mercato sempre più magro dal punto di vista delle risorse”.

Crede che qualche cooperativa non riuscirà a superare questa fase?

“Ritengo che le cooperative del Consorzio che operano nell’area emiliano-romagnola siano solide e capitalizzate a sufficienza per affrontare questa fase di criticità. Certo, sarà necessario qualche sacrificio da parte di tutte le componenti sociali, ma la situazione in regione è affrontabile. Diverso il discorso per altre zone d’Italia che hanno un tessuto economico meno diversificato e con poche possibilità di creare alternative a mercati che si spengono”.

Scarica PDF
2020-07-06T10:31:12+00:00